Il Segretario Generale del MOSAP dopo la decisione della Cassazione: “Piena fiducia nella magistratura, ma non si possono dimenticare la storia professionale e il valore di uomini che hanno dedicato la propria vita alla sicurezza del Paese”
«Renato Cortese, Maurizio Improta, Luca Armeni, Francesco Stampacchia e Vincenzo Tramma sono cinque uomini della Polizia di Stato che hanno dedicato la propria vita al servizio delle istituzioni. Da anni affrontano un calvario giudiziario che inevitabilmente ha inciso sulle loro esistenze, sulle loro famiglie e sulle loro carriere. A ciascuno di loro va la piena e convinta solidarietà del MOSAP, nel massimo rispetto dell’autorità giudiziaria e delle sue decisioni».
Lo dichiara Fabio Conestà, Segretario Generale del MOSAP, commentando la decisione della Corte di Cassazione di disporre un terzo giudizio d’appello nell’ambito del caso Shalabayeva.
«Parliamo di funzionari di polizia con alle spalle importanti percorsi professionali, uomini che hanno ricoperto incarichi di grande responsabilità e operato per anni al servizio della collettività. Tra loro Renato Cortese, il poliziotto che nel 2006, alla guida della Squadra Mobile di Palermo, assicurò alla giustizia Bernardo Provenzano, ponendo fine a una latitanza durata oltre quarant’anni. Una delle pagine più significative della lotta dello Stato alla criminalità organizzata, che porta anche la sua firma. È una storia professionale che merita rispetto, così come meritano rispetto le carriere e il lavoro svolto dagli altri quattro colleghi».
Conestà sottolinea come la solidarietà sindacale non debba essere confusa con la volontà di interferire nell’accertamento delle responsabilità.
«Abbiamo piena fiducia nella magistratura e siamo convinti che ogni aspetto della vicenda sarà valutato con il rigore e l’imparzialità che contraddistinguono la nostra giustizia. Non chiediamo sconti né corsie preferenziali. Chiediamo, però, che non venga dimenticato il peso umano di un procedimento che si trascina da oltre un decennio. La presunzione di innocenza è un principio costituzionale che deve valere per tutti, anche per chi indossa una divisa».
«Non possiamo ignorare – prosegue il Segretario Generale – quanto possa essere difficile per un appartenente alla Polizia di Stato convivere per tanti anni con un procedimento penale ancora aperto, dopo aver dedicato la propria esistenza alla tutela della legalità. Le responsabilità, quando accertate definitivamente, sono sempre personali, ma fino ad allora nessuno dovrebbe essere sottoposto a una condanna anticipata sul piano umano e professionale».
«A Cortese, Improta, Armeni, Stampacchia e Tramma vogliamo ribadire che non sono soli. Il MOSAP guarda con rispetto alle loro storie professionali e con fiducia al lavoro della magistratura. Ci auguriamo che il prossimo giudizio possa finalmente fare piena chiarezza e mettere la parola fine a una vicenda giudiziaria che dura da troppo tempo. Perché la giustizia deve certamente accertare le responsabilità, ma deve anche garantire a ogni cittadino, compresi i servitori dello Stato, il diritto di vedere definita la propria posizione in tempi ragionevoli», conclude Conestà.
+++ AGENZIE STAMPA +++
Caso Shalabayeva: Mosap, calvario giudiziario per servitori dello Stato
lapresse
18:19
“Non possiamo ignorare – prosegue il Segretario Generale – quanto possa essere difficile per un appartenente alla polizia di Stato convivere per tanti anni con un procedimento penale ancora aperto, dopo aver dedicato la propria esistenza alla tutela della legalità. Le responsabilità, quando accertate definitivamente, sono sempre personali, ma fino ad allora nessuno dovrebbe essere sottoposto a una condanna anticipata sul piano umano e professionale”. “A Cortese, Improta, Armeni, Stampacchia e Tramma vogliamo ribadire che non sono soli. Il Mosap guarda con rispetto alle loro storie professionali e con fiducia al lavoro della magistratura. Ci auguriamo che il prossimo giudizio possa finalmente fare piena chiarezza e mettere la parola fine a una vicenda giudiziaria che dura da troppo tempo. Perché la giustizia deve certamente accertare le responsabilità, ma deve anche garantire a ogni cittadino, compresi i servitori dello Stato, il diritto di vedere definita la propria posizione in tempi ragionevoli”, conclude Conestà. Fabio Conestà – segretario generale Mosap
Conestà sottolinea come la solidarietà sindacale non debba essere confusa con la volontà di interferire nell’accertamento delle responsabilità. “Abbiamo piena fiducia nella magistratura e siamo convinti che ogni aspetto della vicenda sarà valutato con il rigore e l’imparzialità che contraddistinguono la nostra giustizia. Non chiediamo sconti né corsie preferenziali. Chiediamo, però, che non venga dimenticato il peso umano di un procedimento che si trascina da oltre un decennio. La presunzione di innocenza è un principio costituzionale che deve valere per tutti, anche per chi indossa una divisa”. .
“Renato Cortese, Maurizio Improta, Luca Armeni, Francesco Stampacchia e Vincenzo Tramma sono cinque uomini della Polizia di Stato che hanno dedicato la propria vita al servizio delle istituzioni. Da anni affrontano un calvario giudiziario che inevitabilmente ha inciso sulle loro esistenze, sulle loro famiglie e sulle loro carriere. A ciascuno di loro va la piena e convinta solidarietà del Mosap, nel massimo rispetto dell’autorità giudiziaria e delle sue decisioni”. Lo dichiara Fabio Conestà, segretario generale del Mosap, commentando la decisione della Corte di Cassazione di disporre un terzo giudizio d’appello nell’ambito del caso Shalabayeva. “Parliamo di funzionari di polizia con alle spalle importanti percorsi professionali, uomini che hanno ricoperto incarichi di grande responsabilità e operato per anni al servizio della collettività. Tra loro Renato Cortese, il poliziotto che nel 2006, alla guida della Squadra Mobile di Palermo, assicurò alla giustizia Bernardo Provenzano, ponendo fine a una latitanza durata oltre quarant’anni. Una delle pagine più significative della lotta dello Stato alla criminalità organizzata, che porta anche la sua firma. È una storia professionale che merita rispetto, così come meritano rispetto le carriere e il lavoro svolto dagli altri quattro colleghi”.
